Secondo un articolo pubblicato su GEN, gli sviluppatori di farmaci biologici potrebbero non dover completare la clonazione da singola cellula prima di produrre materiale per ogni studio first-in-human. Per i programmi idonei, produrre a partire da un pool cellulare stabile caratterizzato potrebbe spostare lo sviluppo della linea cellulare fuori dal percorso critico, mentre i ricercatori valutano un candidato in uno studio clinico iniziale.

Un pool stabile è una popolazione di cellule con un costrutto di espressione integrato nei propri genomi. A differenza dei sistemi di espressione transiente, garantisce un’espressione stabile, ma le cellule non sono identiche. L’integrazione casuale convenzionale può determinare differenze nel numero di copie geniche e nella posizione d’integrazione, che possono influire sulla crescita cellulare, sulla produttività, sulla stabilità e sulla qualità del prodotto. La clonazione affronta questa variabilità individuando una singola cellula con le proprietà desiderate; alcuni sistemi basati su transposasi mirano a ridurre la variabilità in una fase precedente, producendo un pool più prevedibile senza renderlo clonale.

L’impiego di un pool simile per la produzione clinica non comporterebbe il rinvio dei controlli di qualità. L’articolo afferma che gli sviluppatori devono comunque valutare l’identità e la purezza cellulare e la presenza di agenti avventizi, stabilire limiti ai raddoppiamenti della popolazione e verificare che la popolazione rimanga idonea durante la produzione. Anche la proteina ottenuta richiede una valutazione specifica per la molecola di identità, purezza, potenza e altri attributi di qualità pertinenti.

L’articolo cita esperienze pubblicate in cui pool stabili generati con transposoni sono stati impiegati nella produzione GMP, mentre processi successivi derivati da cloni hanno mostrato prestazioni e profili di qualità del prodotto comparabili. Parametri quali concentrazione cellulare vitale, vitalità, titolo anticorpale e produttività specifica delle cellule hanno avuto andamenti simili, così come la purezza, le varianti di carica e la glicosilazione. L’articolo avverte che il materiale derivato da pool e quello derivato da cloni non coincideranno necessariamente in ogni misurazione e che i risultati precedenti non sostituiscono la valutazione di ciascuna molecola.

La strategia può inoltre consentire di adattare più strettamente la scala di produzione alle esigenze di uno studio clinico iniziale. Un esempio descritto è la piattaforma GMP SmartScale di GBI Biomanufacturing, che collega lo sviluppo di pool stabili a un processo upstream basato su matracci agitati, dalla coltura d’inoculo a una scala di produzione di 7 litri, seguito da purificazione, produzione della sostanza farmaceutica e riempimento e finitura. Il principio generale consiste nell’utilizzare il processo GMP robusto più piccolo in grado di fornire il materiale necessario, pianificando al contempo il passaggio a processi su scala maggiore se la domanda aumenta.

Con questo approccio, la clonazione da singola cellula può procedere in parallelo allo sviluppo iniziale oppure iniziare dopo che i risultati clinici hanno giustificato ulteriori investimenti. Se un programma prosegue, è possibile selezionare e conservare in banca un clone derivato, considerando la comparabilità tra il materiale derivato dal pool e quello derivato dal clone come un’attività di sviluppo definita.

L’articolo afferma che un approccio basato innanzitutto sul clone può rimanere preferibile per molecole con profili di qualità del prodotto difficili da gestire, espressione instabile, considerazioni di sicurezza insolite o grandi necessità iniziali di materiale. La produzione da pool stabili è presentata come un’alternativa per i candidati idonei, non come un sostituto dello sviluppo convenzionale di linee cellulari.

Fonti: GEN - Genetic Engineering and Biotechnology News.